La mia storia professionale inizia molti anni fa all’insegna del lavoro di squadra nel meraviglioso mondo della Formula 1.
Era il 1988 e io lavoravo per la Lamborghini Engineering, prima di passare nella scuderia Ferrari, sia nella parte ricerca e sviluppo, che in pista, per circa 8 anni e proprio in quel periodo ho coltivato più di ogni altra cosa la passione per il lavoro in team e la crescita personale.
Dopo l’esperienza nel mondo delle corse mi sono spostato in ambito imprenditoriale, portando con me tutto ciò che avevo imparato. Avevo maturato la convinzione che le problematiche più diffuse in campo professioanale sono da imputare più alle relazioni che alle competenze tecniche.
In linea con questa intuizione mi stavo trasformando da ricercatore in ambito meccanico e automobilistico a quello esistenziale e umano. Ora però non avevo più a che fare con gli assetti delle vetture, ma con quelli dei team, dove non avevo più a che fare con ingranaggi ed elettronica, ma con altri tipi di componenti, ben più complessi, i rapporti umani.
Proprio in questo contesto mi sono reso conto che le carenze maggiori erano da attribuirsi alla mancanza di consapevolezza nel rapporto con se stessi, che conseguentemente condizionava il rapporto con gli altri e quindi con il gruppo di lavoro.
Avevo capito che il punto di partenza da cui occorreva partire a lavorare era l’Ego e che le persone non sono in realtà quello che pensano di essere, ma qualcosa di molto più complesso, misterioso e contraddittorio.
Un mistero che ho voluto approfondire particolarmente, capii di dover prendere una strada diversa, che non passava dalla mente o dalle idee, ma dal corpo.
Oggi l’approccio mentale è sovrastante sia rispetto a quello emotivo che a quello corporeo, quest’ultimo sempre più rilegato solo ad una forma edonistica ed estetica e non a quello che è ovvero il nostro universo che ci permette di vivere sulla terra.
Una tendenza assolutamente deleteria se si considera che in realtà le nostre esperienze pre-logiche, quelle che caratterizzano l’infanzia, quindi quelle più impattanti per lo sviluppo della persona, sono prevalentemente fisiche.
Molti comportamenti inconsci nascono proprio dalle ferite o sofferenze di questo periodo, che essendo precedente allo sviluppo verbale non sono riconoscibili con facilità dalla nostra parte razionale.
Le ferite emotive determinano sensazioni fisiche e da questo assunto ho effettuato tutta la mia ricerca sulla capacità di identificare i nostri bisogni reali tramite le sensazioni corporee.
Filtrando l’azione della mente, quella sviluppatasi successivamente, prevalentemente determinata dalla società, dalla famiglia, dal mercato e da tutti quei sistemi e sovrastrutture in cui siamo quotidianamente coinvolti, ho trovato un metodo nuovo e rapidissimo che ha permesso la mia trasformazione personale in maniera rapida, efficace e permanente.
In sintesi si lavora con questo ordine: prima di tutto sollecitiamo la consapevolezza dei bisogni personali veri, quelli più profondi, successivamente si lavora sulle relazioni più intime, per poi passare all’ambiente lavorativo e sociale prima di terminare nella definizione di un percorso di liberazione del proprio potenziale umano. Attenzione, non si parla di vita professionale, ma dell’equilibrio di quest’ultimo con la sfera personale e quotidiana.
La storia recente è che la mia missione è aiutare gli altri ad esprimere il proprio massimo potenziale, con se stessi, nel lavoro e nelle relazioni, tenendo sempre presente che la qualità delle relazioni si misura con la volontà di trovare un accordo, un punto che sia positivo e non leda i bisogni di entrambe le parti.
Cristiano Paolini
